Nel 1986 avevo 8anni, ero andato alla Fox con mia mamma. Era estate e lei non sapeva a chi lasciarmi, i nonni erano lontani, mio padre…non so ancora ora chi sia, così mi portava spesso in ufficio. Era la segretaria del signor, ora non ricordo, ma era un pezzo grosso della Fox, lo capivo dal suo modo di trattare mia madre…”mi faccia questa”, “mi porti il caffè”, “veloce”, “si sbrighi”: era veramente odioso e poi, riceveva un sacco di visite da personaggi veramente strani. Un giorno uno volle che gli prestassi il mio Superman di plastica per un colloquio disse che gli serviva come portafortuna. Quando uscì me lo lanciò contro urlando che non valeva niente. Io lo fissai perplesso, poi corsi ad abbracciare la mamma.

Quello che dice lei, si che me lo ricordo…aveva un buon portamento anche se i bottoni mancanti della giacca lasciavano trasparire delle origini umili. Ricordo che era molto agitato, non faceva altro che camminare su e giù per la sala d’aspetto, poi, ad un tratto si fermò e si sedette, cercò con trepidazione una matita nel taschino della giacca e si guardò attorno in cerca di qualcosa. Io capii subito e gli porsi i fogli su cui avevo scarabocchiato in malo modo Topolino. Li prese senza neanche ringraziare e iniziò subito a disegnare. Ero curioso da morire, ma lui era talmente concentrato che non si accorse minimamente di me. 

Mi avvicinai, mi sporsi, cercai anche di salire sulla poltrona a fianco della sua, ma nulla, non riuscii a vedere nulla. Sconsolato andai a prendere il mio inseparabile Superman e iniziai a giocare alla lotta con il temuto Doomsday che impersonavo mettendo un secchio blu in testa. Ad un certo punto il cattivo Doomsday cercò di colpire Superman con la sua temibile fionda arco, presi una biglia e tirai il cordino della fionda… il fato volle che non colpii Superman sul tavolino ma la mano di quel signore che, finalmente, alzò lo sguardo e con estrema calma mi domandò: come ti chiami piccolo?

Lisa, potresti suonare la tromba un po’ più piano? Non riesco a sentire quello che penso! (Homer)

Io ero terrorizzato. Allora lui disse:

– Io mi chiamo Matt e tu?

A questo punto dissi: 

– Bart, signore. Mi scusi signore…non capiterà più!

Lui si mise a ridere.

– Tranquillo Bart, non è nulla.

– Posso chiederle cosa sta disegnando signore?

– Certo, anzi, dammi un tuo parere

Così girò il primo foglio su cui aveva delineato a matita i tratti di una serie di strani personaggi…io sorrisi.

– Che capelli ha quella signora?

  • Lei è Marge, la mamma dei bambini che vedi. È molto premurosa con loro, si preoccupa del loro comportamento, cucina e vorrebbe che andassero bene a scuola. Loro sono Lisa, Maggie e Matt…uhm! 
  • Matt è lei signore…quella è la sua famiglia?

– Si, loro sono la mia famiglia, ma anche la tua, sono un po’ la famiglia di tutti. Il papà è un gran pasticcione, si chiama Homer

– Sembra simpatico…il mio non l’ho mai conosciuto.

– Oh, mi spiace, anche se pasticcione e inconcludente, il papà è importante per tutti. 

– E il nonno? Il nonno non c’è? Io faccio sempre finta che sia lui il mio grande papà.

– Ma certo, ci sarà anche il nonno, aspetta un attimo…e si mise di nuovo a disegnare. 

Aveva un aspetto simpatico, occhiali tondi che rendevano grandi gli occhi in quel viso paffuto che dev’essere stato l’orgoglio di mamma.

All’epoca mancavano ancora i baffi e il pizzetto che oggi lo rendono così riconoscibile.

Sta di fatto che, quando me lo ritrovai difronte l’altro giorno al Bar di ….. mai mi sarei accorto di lui se non fosse stato per un piccolo fan che gli si avvicinò con passo deciso e porgendogli un taccuino è una penna gli domandò:

– Può scrivere: “Al mio piccolo amico Bart”.

Non so come mai chiamò il suo personaggio col mio nome anziché col suo vero nome come aveva fatto con gli altri personaggi, forse per timidezza, forse perché non voleva comparire nella serie apparendo egocentrico, forse perché Matt è un nome molto comune e non ha alcun significato particolare come invece ha Bart. Molti dicono sia per questo: Bart sarebbe l’anagramma di brat ovvero ragazzo pestifero, monello, ma io unico so che si riferiva a me. È il mio piccolo segreto, anzi il nostro piccolo segreto: “grazie Matt”.

L’artista: Matt Groening

Terzogenito della famiglia dopo Lisa (1956) e Maggie (1958), Matt nasce a Portland, Oregon, da madre norvegese-statunitense Margaret Wiggum, e da padre tedescocanadese Homer Groening.

Eh si, avete letto bene, i nomi della famiglia reale di Matt corrispondono a quelli ben più famosi della famiglia Simpsons.

Prima di iniziare a lavorare in televisione, Groening ha lavorato in un negozio di dischi fino al 1977, anno in cui creò la striscia Life in Hell.

Nel 1986, la grande occasione: un regista gli chiede di realizzare una serie animata per il popolare show televisivo di Tracey Ullman.

Nella sala d’attesa della Fox, prima di proporre un adattamento televisivo di Life in Hell pensò che qualcuno potesse rubarne i diritti e sviluppò lì, sul momento, I Simpson. Ai membri della famiglia Simpson diede i nomi dei suoi famigliari (successivamente raccontò che quel giorno non si sentiva molto creativo), i suoi genitori, Homer e Marge, e le sue sorelle minori, Lisa e Maggie. 

Per quanto riguarda Matt, egli decise che era un nome un po’ troppo ovvio e quindi chiamò il quinto elemento della famiglia Bart (un anagramma di brat: monello).

Matt Groening compare  in alcune puntate de “I Simpson” e anche nella prima puntata di Futurama, nella caratteristica campana di vetro refrigeratrice per le teste dei defunti celebri, posizionata tra gli ex presidenti degli USA.

I Simpsons, sono un gruppo di personalità patologiche che forniscono un’immagine irridente non solo della famiglia americana ma anche dei suoi valori.

Le “icone” dell’ignorante e ignaro Homer, il capofamiglia, del pestifero Bart e degli altri componenti, tratteggiano con precisione gli stili di vita e le aspirazioni che contraddistinguono i personaggi ben più concreti della vita reale americana e, ormai, globalizzata.

Matt è da poco tornato al tavolo creativo con una nuova serie dal titolo “Disincanto”. La nuova creazione viene trasmessa su Netflix dall’agosto del 2018. Il contesto è quello del fatiscente regno medievale di Dreamland; i tre protagonisti sono: la principessa ubriacona Bean, il suo demone personale Luci e un esuberante Elfo.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Matt_Groening

https://biografieonline.it/biografia-matt-groening

https://www.tomshw.it/life-hell-disincanto-genio-matt-groening-96607